Appunti dalla Polonia

Marzo 4, 2006

chiarimenti

arrivato a questo punto, nonostante mi fossi promesso di non farlo, devo spendere due parole su questo blog. pare che sia male interpretato, anche se non so dire se si tratti di un episodio isolato o se sia così per la maggior parte dei miei (pochi) lettori.

il blog non sono io, al massimo il mio io virtuale, la mia identità internet. che avrà molti punti in comune con la realtà, ma almeno altrettante differenze.

il che è collegato con il fatto che scrivo di getto, non penso a quello che scrivo, mi lascio portare dalla sensazione che mi pervade in quel momento. generalmente pieno di energia da scaricare in qualche modo e anche molto annoiato mi viene in mente qualche cazzata e la butto giù al computer. da cui la negatività che pervade certi post.

sono sicuro di me, so cosa voglio e sono contento della mia vita, il che può sembrare egoistico arrogante presuntuoso infantile ma non lo è. e se per qualcuno lo è non è un mio problema.

a differenza di altri (la stragrande minoranza devo dire) blogger, tra l’altro, il fatto che ci sia qualcuno ad ascoltarmi è molto importante per me. non scrivo certo esclusivamente per me, altrimenti avrei il classico diario nel cassetto. se scrivo su internet è perchè voglio che qualcuno legga e interagire con amici/bloggers mi dà soddisfazioni.

fondamentalmente pubblico due tipi di post, quelli che non sono altro che uno sfogo di energie spesso positive ma forse troppo forti, e quelli dove cerco di scrivere qualcosa di costruttivo, che apra un dibattito o semplicemente che intrattenga. se volete conoscermi vagamente tenete conto solo dei secondi. se volete conoscermi a fondo tenete conto anche dei primi ma sappiate che c’è un terzo tipo che non pubblico mai.

Febbraio 28, 2006

Berlino

Archiviato in: qualcosa di (de)costruttivo, viaggi — M J @ 3:49 pm

no no ho preso troppi appunti non posso ricopiare tutto il diario di viaggio su travelblogger… ah la pigrizia…

viaggio di andata
partenza:
sabato 18 febbraio, ore 21.30
arrivo: giovedì 23 febbraio, ore 01.10

Allora, dovevo prendere un treno-cuccette sabato notte, ma arrivato alla stazione la biglietteria internazionale aveva già chiuso. prendo il treno delle 5 la mattina dopo, ma arrivato a Rzepin, ultima fermata prima della germania, controllo passaporti. e indovinate? passaporto a casa, avevo con me solo il tesserino dell’università. “non è valido non è valido, solo passaporto o carta d’identità”… ma figa! vado a Słobice per provare a passare il confine a piedi, magari funzionario diverso regole diverse, ma mi rimandano indietro anche lì. Nota: sapevano che avevo già provato a passare il confine in treno

e a proposito la notte, prendo una camera in albergo e la sero vado al pub. al ritorno sul taxi lungo la statale vedo che i camion diretti in germania sono incolonnati per chilometri, praticamente fermi… intanto mi chiama massimo dicendomi che la polizia aveva chiamato in dormitorio per dire che “ero scappato dalla polonia”… hehehe idioti
il giorno dopo sono di ritorno a Danzica, decio di passare la notte e ripartire il giorno dopo con Axel, che tornava in germania martedì in macchina. gli mando un messaggio la sera prima. mi risponde alle 8.30 di martedì, scusa ho letto solo ora il tuo messaggio, sono partito un’ora fa. e daje! ok allora riprovo con il treno delle 5 mercoledì mattina. problema questa volta: arriverei a berlino all’una e thomas non potrebbe venire a prendermi

ok facciamo col treno delle 9.30 e la sera prima festa in irish pub. torno a casa alle 5, mi sveglio alle 11. aahhhhh! ok treno alle 13.30 allora.

in orario alla stazione prendo il treno. un’ora dopo, a 50 km da danzica, si ferma. 5 minuti. 15 minuti. 30 minuti. 1 ora… che succede chiedo? la locomotiva è rotta. hahahahahahahahhahuuuuhauhauhhahaha!!!!!!!!! yeah!!!! ma vaff… non ci credo (per 5 minuti buoni mi ero anche autoconvinto che il treno fosse ripartito senza problemi…) insomma il treno arriva a szczecin alle 21.40 con più di tre ore di ritardo, e l’ultima coincidenza per berlino aveva lasciato szczecin alle 21.20. ovviamente.

conclusione del viaggio: szczecin-berlino in taxi, con altri due ragazzi che dovevano assolutamente raggiungere berlino quella notte, 25 euro, 150km.

berlino

beh che dire, non sarà proprio come newyork, ma neanche molto lontana. assolutamente da non perdere:
-bauhaus archive museum, per l’edificio e per l’esposizione sul bauhaus
-neue nationalgalerie, per l’edificio, le mostre e gli eventi/feste/dj set serali
-il memoriale per gli ebrei uccisi dal nazismo in ebertsrasse
-sony center in potsdamer platz per l’edificio, orribile ma esemplare per il deconstruttivismo/postmodernismo
-potsdamer platz, tra l’altro con dei pannelli esplicativi sul muro di berlino
-museo del cinema nel sony center, è la storia del cinema tedesco ma è fatto molto bene e comunque segue gli sviluppi del cinema internazionale
-reichstag, il parlamento tedesco, con cupola di foster, anche per non architetti
-brandenburger tor, per gli eventi storici avvenuti in quella piazza
-pariser platz, spalle al brandenburger tor sulla destra sede di una banca di Gehry, dovete entrarci però perchè la facciata aveva molte restrizioni dettate dal piano regolatore
-pariser platz subito dopo gehry, la nuova akademie der kunste, per l’edificio e le mostre
-estensione progettata da Pei del deutsches historisches museum, alle spalle dello stesso, per l’edificio e le mostre, e più in generale tutta quell’area che è piena di musei (molti progettati da Schinkel)
-hackescher markt e l’area intorno, molto vivace (per trovarlo, c’è una fermata dell’s-bahn che si chiama così)
-alexander platz e karl marx allee, esempi di architettura e urbanistica socialista
-east side gallery, un pezzo del muro di berlino, la parte est, conservato e ridipinto a graffiti (www.eastsidegallery.com)
-kreuzberg, il quartiere turco, e in particolare oranienstrasse, vivo e colorato, bei negozi e ristoranti nonchè ottimo posto per cercare pub/club la sera
-judisches museum, per l’edificio di Liebeskind e per il museo in sè, ottimo

impressioni: una città viva, di sicuro, un po’ fredda, esteticamente bella e varia. è un piacere camminare per le sue strade in genere. culturalmente molto interessante, per decenni intellettuali e alternativi si sono trasferiti lì.

mi ha ospitato thomas in un appartamento molto divertente (nel senso che ben poco funzionava come avrebbe dovuto e ogni aggeggio aveva il suo trucchettino per farlo partire). a berlino si trova molto meglio che a danzica, ha finalmente trovato un ambiente gay grande, vario e interessante. dall’altra parte però è ridiventato studente povero. da notare la serata di salsa con inaspettata musica dal vivo in un club nel quartiere turco e con proiezioni su grande schermo di gol e di ronaldo, nonchè di vari titoli dalla gazzetta dello sport.

non parlo del ritorno perchè nonostante i timori è filato tutto liscio…

foto in formato digitale non ne ho, se avrò tempo e voglia scannerizzerò qualcosa nei prossimi giorni

London’s mayor Ken Livingstone suspended for four weeks for comparing a Jewish journalist to a concentration camp guard.

Archiviato in: qualcosa di (de)costruttivo — M J @ 1:04 am

Yes, but that’s not the end of the story. So this is according to MetaFilter [en] the conversatione Livingstone had with a journalist of a British Paper:

Finegold: Mr Livingstone, Evening Standard. How did tonight go?

Livingstone: How awful for you. Have you thought of having treatment?

Finegold: How did tonight go?

Livingstone: Have you thought of having treatment?

Finegold: Was it a good party? What does it mean for you?

Livingstone: What did you do before? Were you a German war criminal?

Finegold: No, I’m Jewish, I wasn’t a German war criminal and I’m actually quite offended by that. So, how did tonight go?

Livingstone: Ah right, well you might be [Jewish], but actually you are just like a concentration camp guard, you are just doing it because you are paid to, aren’t you?

Finegold: Great, I have you on record for that. So, how was tonight?

Livingstone: It’s nothing to do you with you because your paper is a load of scumbags and reactionary bigots.

Finegold: I’m a journalist and I’m doing my job. I’m only asking for a comment.

Livingstone: Well, work for a paper that doesn’t have a record of supporting facism.

Livingstone then walked off. 
This whole story happened about one year ago, and Livingstone has been suspended a few days ago from his duties for four weeks after a trial following that conversation.

The London’s mayor didn’t know this journalist was jewish, although he didn’t withdraw it when he found out declaring that doing so would make him a liar. Thus showing, in my opinion, great integrity and honesty. A quality which seems to lack in the vast majority of the politicians.

Now, it’s just as simple as that. You say something, you stick with it even if it is not appreciated. I mean, did you say it because it’s your personal thinking or did you say it because you are a dumbass and can’t think before you emit sounds for your mouth? or maybe because you just like playing with people reactions?

respect, Ken! were there more like you, we would know what our politicians are really made of. I thought that people like you had disappeared, I’m happy to see that I was wrong.

His comment arises though a second issue. Is it considered offensive because the journalist is a jew? If so, this is more discriminating then the comment itself, but I don’t know the facts well enough to give you an answer on this.

By the way, it looks like that paper supported the Nazis during WWII.

The timeline [en] from the Guardian; the post [en] that inspired my post; a very interesting discussion [it] about the politically correct

Febbraio 17, 2006

L’invasione della musica

Archiviato in: qualcosa di (de)costruttivo — M J @ 6:56 pm

i miei mi hanno regalato il tanto agognato lettore mp3 il che fondamentalmente significa che non passa momento senza musica in sottofondo. mi sveglio la mattina e la prima cosa che faccio è accendere il computer. non leggo la posta, non me ne frega niente. accendo solo la musica. poi inevitabilmente se non ho fretta mi ritrovo a scrivere sul blog ma questo è un altro discorso.

stessa cosa appena rientro a casa: via le scarpe via il cappotto avvia il computer. non c’è mai silenzio in questa stanza. non mi piace, ho voglia di stimoli e il silenzio non ne dà. almeno, non il silenzio che c’è qui, che non è mai silenzio. rumore di tacchi nel corridoio, il frigo si apre, una porta si chiude, i cani abbaiano, i tasti fanno clic… e allora che silenzio è? è semplicemente rumore abbastanza basso da essere ignorato ma sempre lì è.

il silenzio è un’altra cosa. lo si prova solo in particolari ambienti, tipo in una radura di qualche valle d’alta montagna con tanta tanta neve… tutti i rumori vengono assorbiti… e allora sì che il silenzio diventa assordante. ma poi ci si abitua presto e il silenzio diventa una melodia che raggiunge direttamente il cuore. non la udiamo non passa per la mente, ma si sente.

è musica, come musica è quello che passa nella mia stanza, e ora anche ogni volta che esco. mi isolo completamente non solo da quello che ho intorno, ma soprattutto dalla mia vita. dire che dimentico tutto è sbagliato, è che lì in strada ci sono solo io. la musica è solo il mezzo per estraniarmi e scandisce il ritmo dei miei passi. osservo. immagino. penso a quello che voglio pensare e a volte mi lascio portare dal flusso. oppure lascio che le note penetrino dentro di me senza barriere ma poi finisce sempre che mi metto a ridere per strada perchè spesso si tratta di cochi e renato o weird al yankovich

però ancora mi stupisco di come la musica entri in ogni aspetto della mia vita. e di come certe canzoni smbreno risuonare dentro di me. sì, risuonano, da risonanza. un po’ come quello che è successo a quel ponte solo che non arrivo mai a spezzarmi. beh non in strada almeno, da solo in camera è anche capitato un paio di volte nel passato.

le note pervadono l’atmosfera, ma a volte sono solo nella tua testa e l’ambiente dove ti trovi perde ogni significato. anzi, cessa di esistere se non come superficie sulla quale appoggiare i piedi (o la testa a seconda). il più delle volte se resto in silenzio, cioè se rimango fermo e lascio che la musica entri dentro di me, e facile ritrovarmi appeso per i piedi…

Ooooooh – stop

With your feet in the air and your head on the ground
Try this trick and spin it, yeah

Febbraio 14, 2006

today i’m gonna hate hate hate

Archiviato in: dalla rete, deliri quotidiani, qualcosa di (de)costruttivo — M J @ 5:52 pm

odio s.valentinose stai leggendo questa pagina vuol dire sicuramente che ne sei degno. questo vuol dire che ogni volta che posi lo sguardo sul calendario a febbraio provi improvvisi spasmi al cuore e bruciore di narici non appena i tuoi occhi raggiungono la metà del mese. frequentemente hai un arresto cadiaco se pensi a quel numero per più di una decina di secondi.
vuol dire che la parola am/–… amo/–… ah/–… amm/… ahhhh! vabbè mi hai capito. insomma saresti disposto a comprare ogni singolo zingarelli in giro per le librerie e cancellare a fuoco quella parola.

vuol dire che cominci a starnutire, ad avere difficoltà respiratorie e grandi macchi rosse sulla pelle se per strada vedi una qualunque coppia di sesso opposto (o anche uguale, a seconda) avvicinarsi a meno di 60 cm.

vuol dire che provi pietà per quei poveretti che comprano rose rosse e per mostrare la tua compassione glie le fai ingoiare dopo averci riattaccato tutte le spine, e anche qualcuna in più.

vuol dire che se già era una giornata no per altri motivi le rose invece glie le infili da quell’altra parte.

se non è così, come si dice in inglese, naviga via.

uno dei migliori suggerimenti trovati nella rete (dopo quello di affogarsi di sonnifero e dormire per 24 ore consecutive) per affrontare questa giornata: prenota due posti in un ristorantino carino caruccio, compra una rosa rossa senza spine, procurati in qualche modo una qualsiasi fotografia che ritragga una qualsiasi persona e recati con essa alla cenetta romantica. scambia due parole con la bela incorniciata e, se sei impavido, inscena pure una bella litigata ma di quelle grosse, assicurandoti che le tue parole siano udite chiaramente anche dall’altro lato della sala, e alla fine esci dal ristorante. sei sei un figo esci pure senza pagare.

per andare più sul classico, puoi rovinare la relazione del tuo migliore amico inventando qualche storiella simpatica sul suo conto e facendolo sapere alla ragazza. oppure comportati da vero bastardodentro per l’intera giornata con chiunque entri in contatto.

se hai i mezzi e sei in contatto con qualche associazione terroristica puoi anche pensare di bruciare tutte le cartiere d’europa che stampano quegli schifidi cartoncini.

poi, ragazze, diciamocelo, che figura ci fa un ragazzo che per fare qualcosa di speciale con voi aspetta che il calendario glie lo dica? che vegetali che ci sono in giro ai giorni d’oggi! certo willy wonka farà un mucchio di soldi. mi chiedo se questa “festa” l’abbia inventata lui, o magari il signor fabriano… mah… (ovviamente questo è un commento ironico, il grande willy resta sempre il mio unico amore!)
oggi mi sento di odiare. anzi, di essere sincero fino al midollo, che forse è anche peggio che odiare. per gli altri ovviamente.

a proposito, lo sapete che amare non è altro che essere costantemente in uno stato delirante e visionario? meglio buttarsi sugli acidi, la sensazione è migliore e non si deve forzatamente annuire alle ridicole frasette del partner.
per finire, qualche citazione

Io ci provo a vedere le cose dal tuo punto di vista, ma proprio non riesco a infilare così profondamente la testa nel mio culo.

Se fossi in te, mi sarei autosoppresso tempo fa per pietà nei confronti del resto dell’umanità.

Se si dovessero uccidere tutte le persone che ti odiano non sarebbe omicidio, ma genocidio.

Valentine’s Day Survival Kit + Anti-Valentine’s Playlist

Febbraio 10, 2006

about architecture

Archiviato in: qualcosa di (de)costruttivo — M J @ 3:49 pm

I wouldn’t like a building that utterly reveals itself in the very first moment i see it. A building must be interesting for the visitor, the worker or the inhabitant; it must have multiple levels of meaning; it must be discovered little by little; it must be a constant surprise.

hostel's facade

I want to have a glance at the façade and be reminded of something that has happened to my life long ago. I will then focus on the entrance, driven there by the lines of the building, and my first impression will be refined. At the same moment something must underscore an absence. I must have the feeling that there is a hole, which will be filled only in a successive stage.

hostel's entrance

I will enter the building now. While approaching the entrance i will sight something about the hall that will slowly reveal itself. At first very slowly, then faster and faster until in the moment I cross the threashold I will be suddenly sorrounded by a new environment. Nothing will stand right in front of me; I will have to turn around and spend a few seconds observing the hall before finding the elements that will allow me to understand the organization of the building. These elements must not be served to me on a silver plate, they must instead leave nothing more then clues.

hostel's hall

This ongoing schema must be followed for the whole building, for each environment. I will then be positively stimulated, my mind will be given blood, this moment of life will gain from undergoing interesting actions and shapes. Monotony and tediousness will be finally overthrown.

Blog su WordPress.com.